Articolo per il Corriere della Campania, 10 marzo 2017
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Principale città del Mezzogiorno, distesa sul pendio delle colline che scendono lungo il litorale del golfo omonimo fra il Vesuvio e i Campi Flegrei, Napoli racchiude in sé arte e storia, modernità e tradizioni.
Le origini della Napoli che conosciamo e ammiriamo oggi in tutta la sua grandezza, sono antichissime: Neapolis, ovvero la “Città Nuova”, sorse nel V secolo a.C. nei pressi di Parthenope, a sua volta fondata dai Cumani nell’ VIII secolo a.C. Centro più importante della Campania fu però costretta ad arrendersi alla potenza romana dopo l’assedio del 327 a cui fu sottoposta e divenne così municipio di Roma nel 90 a.C. Fu la meta prediletta di intellettuali e patrizi romani grazie alle sue attrattive paesaggistiche nonché le prerogative culturali.
Con l’avvento del Cristianesimo, Napoli conobbe le violente persecuzioni, di cui cadde vittima anche il vescovo di Benevento che fu martirizzato ne IV secolo a Pozzuoli e da allora fu venerato come il Santo patrono della città: San Gennaro.
Con la caduta dell’Impero Romano, nell’entroterra si formarono potenti ducati longobardi come Benevento, mentre le coste della regione rimasero legate all’impero bizantino: vissero una stagione di grande prosperità città come Amalfi, Sorrento, Gaeta e la stessa Napoli, nonostante fossero nell’ombra delle invasioni barbariche dei Vandali di Genserico e i Goti di Alarico. Napoli, infatti riuscì ad ottenere una progressiva autonomia da Bisanzio e costituì un ducato per il quale rimase capitale per oltre tre secoli.
Ma a seguito della conquista normanna, Napoli fu ridotta a semplice capoluogo del Principato di Capua e bisognerà aspettare il dominio degli Angioini (1266-1442) perché riconquisti l’antico rango di capitale con un notevole sviluppo urbanistico e una significativa rinascita culturale. Dunque , con gli Angioini si aprì una fase di splendore che continuò con gli Aragonesi di Spagna, subentrati nel 1442 per assumere completamente il potere nel 1503. Sotto il governo spagnolo, Napoli fu retta da vicerè, dotata di formale autonomia e conobbe grandi fasti e altrettanto accentuate miserie fino al 1707. Infatti, durante questo periodo, vide un notevole sviluppo demografico con la conseguente espansione urbanistica, le sommosse popolari tra le quali quella celebre di Masaniello nel 1647 e successivamente, la tragedia dell’epidemia della peste che causò la morte di 350.000 mila napoletani.
Nei primi del Settecento, lo Stato di Napoli passò all’impero asburgico; poi nel 1734 fu affidato alla dinastia dei Borbone rimasta al potere sino al 1860, con l’eccezione della breve parentesi del 1799 rappresentata da quella effimera Repubblica Partenopea voluta solo dai nobili illuminati e non dal popolo che si oppose con violenza, fu di fatto subito stroncata.
Dopo l’epopea napoleonica prima, e il regno di Gioacchino Murat dopo, i Borbone riuscirono a riavere il loro Stato, per il quale fu adottato il vecchio nome di regno delle Due Sicilie e che dopo il 1860 fu annesso assieme a Napoli, al Regno degli Stati Sabaudi.

Itinerario tra le piazze del Municipio e del Plebiscito:
Partendo dal lungo spiazzo posto tra la leggera salita a partire dalla Stazione Marittima fino alla sede del comune con i torrioni del Castel Nuovo a lato, si giunge in piazza Municipio dove troviamo Palazzo San Giacomo in stile neoclassico costruito tra il 1819 e il 1825 come sede dei ministeri borbonici, oggi sede dell’amministrazione comunale. Volgendo lo sguardo verso il lungomare e la suddetta Stazione, si può
ammirare in tutta la sua imponenza il Maschio Angioino: il suo nome lo deve a Carlo d’Angiò che nel XIII secolo lo fece costruire ma è noto anche col nome di Castel Nuovo per distinguerlo dalle opere di fortificazione cittadine più antiche; pianta trapezoidale con mura merlate e torri rotonde e massicce. Intorno alla metà del XV secolo, fu ristrutturato per volere di Alfonso d’Aragona e così, fra la Torre di Guardia e la torre di Mezzo, fu innalzato l’Arco di Trionfo capolavoro dall’elegante architettura rinascimentale con la classica tradizione dell’arco celebrativo romano. Sono da segnalare anche gli ambienti interni fra cui la chiesa di S. Barbara che costituisce una delle poche parti originali dell’epoca angioina conservata sino ad oggi.
Procedendo su via Vittorio Emanuele III, troviamo sulla destra la Galleria Umberto situata proprio nel cuore della città con il suo aspetto neorinascimentale conferitole tra il 1887 e il 1890 da Antonio Curi ed Ernesto Di Mauro. Al suo interno ospita esercizi commerciali e presenta una pianta a crociera ottagonale, pavimenti in marmi policromi con una grande decorazione raffigurante una bussola e i segni dello
zodiaco, copertura con volte a botte dalle ampie vetrate.
Uscendo da Galleria Umberto, ci troviamo immediatamente di fronte il Teatro San Carlo che fu costruito per volontà di Carlo III di Borbone e inaugurato nel 1737. Nel 1816 fu distrutto da un incendio ma Ferdinando IV lo fece ricostruire affidando il progetto ad Antonio Niccolini che lo decorò riccamente con ori, stucchi e affreschi. È uno dei teatri più amati da direttori d’orchestra e cantanti lirici per la sua impeccabile perfezione acustica.
Camminando su via San Carlo si giunge in Piazza Plebiscito compresa fra due monumentali complessi: la Basilica di S. Francesco di Paola da un lato, e dall’altro Palazzo Reale. La maestosa Basilica di S. Francesco di Paola presenta un enorme colonnato che richiama quello di Piazza San Pietro al Vaticano; fu fatta costruire per volere di Ferdinando IV nel 1817 per rendere grazie del trono conquistato.
L’austero Palazzo Reale fu costruito a partire dal 1600 su progetto dell’architetto Domenico Fontana ma l’edificio attuale è frutto di tutta una serie di ristrutturazioni e modifiche che hanno lasciato inalterati solo cortile e prospetto. Al suo interno ospita la Biblioteca Nazionale.
Infine, da Piazza del Plebiscito in direzione nordest prendendo via Partenope, si giunge a Castel Dell’Ovo altra imponente fortificazione che sorge nell’isolotto di Megaride tra il porticciolo di Mergellina e il Borgo Marinaro, su un fortilizio di epoca romana il Castrum Lucullium, che fu ampliato e rafforzato da Normanni e Angioini. Fu residenza per Carlo I d’Angiò e poi per Alfonso d’Aragona; nel Seicento fu trasformato in prigione. Attualmente l’imponenza delle sue strutture è ben visibile nei bastioni in tufo giallo su cui spiccano Torre Maestra e Torre Normandia, oppure negli ambienti gotici del celebre Refettorio dei Monaci. Il nome al quanto singolare, lo deve alla leggenda secondo cui il poeta Virgilio avrebbe nascosto in una brocca sospesa un uovo e quando questa cadrà finendo in pezzi, il castello con l’intera città andranno in rovina.
Sul lungomare nelle vicinanze, troviamo la Fontana dell’Immacolatella uno dei simboli più artistici di Napoli e che un tempo era collocata in Piazza Plebiscito. Fu realizzata nel 1601 da Pietro Bernini e Michelangelo Naccherino, splendente nei suoi marmi bianchi e grigi.

Tour fotografico:

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Letture di riferimento: 
I migliori libri su Napoli e la napoletanità. 15 libri su Napoli, tra saggi, volumi illustrati e saggistica (aggiornato al 2022)

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